Il pungitopo pianta decorativa ma anche potente vasocostrittore naturale

Il pungitopo è un arbusto che si trova nei boschi e spesso viene associato alle festività natalizie, perché si utilizzano i suoi rametti spinosi come decorazione. Il colore verde scuro delle foglie e le sue bacche rosse lucide rappresentano bene i colori tipici del Natale. Questa pianta resistente al freddo è conosciuta fin dai tempi antichi per i suoi principi attivi, che la rendono un ottimo rimedio antinfiammatorio, diuretico e antireumatico e in generale come vasocostrittore naturale. Viene solitamente assunto sotto forma di tisana ma anche utilizzato in cucina. Scopriamo tutto sulla sua coltivazione in terra e in vaso, sugli utilizzi più frequenti e tutti i benefici che vanta.

Cosa è il pungitopo

Il pungitopo, nome botanico Ruscus Aculeatus, è una varietà di rusco. Si tratta di una pianta cespugliosa sempreverde alta tra i 30 e gli 80 cm, che presenta delle belle bacche rosse. Appartiene alla famiglia delle Asparagaceae.

Cresce nei boschi di latifoglie, ma è resistente e si presta bene anche alla coltivazione in giardino o addirittura in vaso.

Origine del nome pungitopo

Il nome deriva dal fatto che le sue foglie, pungenti e taglienti, venivano utilizzate per allontanare i topi dalle provviste di cibo.

È originaria dell’Europa orientale, ma si spinge anche nella regione mediterranea, e centro-europea e in quella atlantica. Ad esempio è molto diffusa in Irlanda, dove sono presenti numerosi esemplari in parchi e giardini.

Pungitopo: la pianta

Costituisce una delle componenti del sottobosco tipico della zona mediterranea, ma si trova anche nelle foreste decidue a bassa quota, composte da querce e faggi.

La pianta di Ruscus aculeatus è provvista di cladodi, ovvero rami trasformati in pseudo-foglie, piatte, ovali e con estremità appuntite e rigide, su cui si spuntano fiori e bacche. Spesso sono confuse con le foglie, che invece sono la piccola spina alla fine di ogni cladode, così piccola che non può più svolgere le sue funzioni di fotosintesi clorofilliana. Nel pugitopo, le foglie sono dunque i ramoscelli e le spine sono le sue foglie.

È inoltre una pianta dioica, cioè alcuni esemplari hanno solo fiori femminili e altri solo maschili. Quelli femminili cominciano a spuntare in inverno e sono di colore bianco, per poi trasformarsi in bacche sferiche di color rosso lucido.

I suoi fiori sono verdi e molto piccoli e i suoi frutti sono le bacche dal caratteristico colore rosso brillante.

Agrifoglio o pungitopo: differenze

L’agrifoglio (Ilex aquifolium), detto anche o pungitopo maggiore, è un arbusto invernale alto fino a 12 m, dalle foglie coriacee, lucide, disposte in modo alternato, e di un bel verde scuro, a volte bordato di bianco, e dai contorni spinosi. Produce piccole bacche di un bel rosso brillante, raccolte in mazzetti.

Il pungitopo, anch’esso invernale, raggiunge un’altezza massima di 80 cm, ha false-foglie ovali e appuntite di verde più chiaro e uniforme. È anche lui caratterizzato da grosse bacche rosse, grandi all’incirca come una ciliegia.

Coltivazione in vaso del pungitopo

Questa pianta è facile da mantenere anche in vaso, può essere utilizzata per ornare spazi interni ma anche per abbellire i balconi e i terrazzi.

Durante l’inverno non è necessaria una cura particolare, perché resiste bene anche al freddo, tanto da crescere anche nei climi montani.

Di certo, in vaso cresce meno rigogliosa che in terra e mantiene dimensioni più ridotte. Difatti in natura si estende velocemente ed ha bisogno di molte potature, in vaso meno.

  • I vasi dovranno essere rettangolari e di medie dimensioni per permetterle di crescere liberamente.
  • Il terriccio dovrà essere di buona qualità.
  • Prevedere uno strato drenante di argilla espansa o sabbia grossolana sul fondo.

Coltivazione in terra del pungitopo

In piena terra basta solo scegliere il punto giusto deve metterla a dimora, preferibilmente in primavera o in autunno.

  • Temperature più alte non rappresentano un problema per la coltivazione di questo arbusto, ma bisogna prevedere una posizione in semi-ombra. Se lasciata in piena luce le sue foglie appariranno meno lucenti.
  • Il terreno deve essere leggermente acido, ma ben drenato. Si consiglia di smuoverlo se si presenta troppo compatto.
  • Annaffiare regolarmente soprattutto in estate ed evitare i ristagni di acqua. Resiste meglio alla siccità che all’umidità.
  • La riproduzione può avvenire con la divisione dei cespi, alla fine dell’estate o nei primi giorni di primavera e le parti staccate devono essere messe subito a dimora. La moltiplicazione può avvenire anche trapiantando i germogli più giovani che si staccano dalla pianta madre.
  • Non ha bisogno di concime. Si può aggiungere al terreno solo quando le piante sono giovani, in primavera, liquido o granulare a lento rilascio, purchè ricco di azoto, potassio e fosforo.
  • La potatura serve a dare alla pianta un aspetto più ordinato, ma è un lavoro difficile perché le foglie pungono e tagliano. Meglio munirsi di guanti spessi da giardinaggio e cesoie adeguate.

Malattie e parassiti del pungitopo

Forte e resistente non soffre di malattie o dell‘attacco di parassiti. Ciò che più teme sono:

  • l’oidio, che forma piccole macchie bianche sulle foglie e sui fusti
  • il marciume radicale

Usi della pianta di pungitopo

Coltivato prima di tutto come pianta ornamentale, utilizzata soprattutto durante le feste di Natale come decorazione, grazie anche al suo bel colore verde brillante e rosso lucido, è stata considerata da sempre un portafortuna e simbolo di prosperità.

Si utilizza anche in cucina.

  • I germogli e le radici raccolte da marzo a maggio possiedono un gusto amarognolo. I germogli, simili agli asparagi si mangiano lessati, mentre le radici si fanno prima essiccare. Si aggiungono a minestre, frittate ed in insalata,
  • Con i semi, fatti tostare e macinati, si realizza un surrogato del caffè, simile al caffè di cicoria.

Ma non solo, dai tempi remoti questa pianta viene usata nella medicina popolare per le sue doti diuretiche.

Pungitopo: i principi attivi

I principi attivi sono:

  • oli volatili come la canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo
  • sali minerali quali calcio e nitrato di potassio
  • fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina
  • flavonoidi come la rutina indicato per aumentare la resistenza delle pareti dei capillari
  • zuccheri
  • acidi grassi ed acidi organici

Tutti i benefici del pungitopo

Le sue virtù fitoterapiche sono conosciute fin dall’antichità. Tutti i suoi benefici sono dovuti alla presenza di fitosteroli, che gli conferiscono proprietà diuretiche, sedative ed antinfiammatorie, ma soprattutto lo rendono il più potente vasocostrittore naturale.

Agisce diminuendone la fragilità in caso di capillari rotti, aumentando il tono della parete venosa e favorisce la circolazione del sangue.

Le principali proprietà che vanta sono

  • antinfiammatorie specialmente delle vie urinarie
  • antireumatiche
  • vascocostrittore

Per queste sue caratteristiche è come aiuto nella cura di:

Attiva la circolazione venosa, è un diuretico naturale ed è usato per combattere alcuni inestetismi come:

  • ritenzione idrica
  • gambe gonfie

Tossicità delle bacche di pungitopo

Rientra tra le erbe medicinali definite tossiche. Nella medicina popolare viene somministrato il solo rizoma per via orale, sotto forma di infuso o decotto.

Non bisogna invece mai ingerire le bacche, perché leggermente tossiche. Sono pericolose solo in grandi quantità, poiché ricche di saponine.

Non curarsi mai con bacche, specie se raccolte autonomamente.

Come si assume

La sola parte utilizzata della pianta è il rizoma (ovvero la parte bassa del fusto da cui parte la radice, per lo più sotterranea, tipica delle piante erbacee), che emana un leggero odore di trementina. Si raccoglie in autunno o in primavera.

Il rizoma lavato con cura e poi asciugato, è sminuzzato e poi fatto essiccare, e si conserva in barattoli ermetici di vetro. Può essere:

  • ridotto in polvere per la formulazione di integratori in capsule.
  • lavorato come taglio tisana destinata alla preparazione di un infuso o di un decotto.

Dal rizoma fresco per macerazione si ricava anche la tintura madre, soluzione idro-alcoolica per uso interno ed esterno.

È consigliabile utilizzare l’estratto secco, il taglio tisana, la tintura madre e le capsule acquistati in erboristeria oppure online ed evitare il fai-da-te.

Infusi di pungitopo

L’estratto essiccato del rizoma viene impiegato per la preparazione di infusi, tisane o creme fitoterapiche.

La tisana si prepara portando 500 ml di acqua ad ebollizione e lasciando in infusione 50 gr di preparato per circa 10 minuti.

Come antinfiammatorio delle vie urinarie o per la cura di patologie del sistema sanguigno si consiglia di berne almeno due tazze al giorno.

Controindicazioni del pungitopo

Non vi sono particolari controindicazioni. Se ne sconsiglia l’assunzione in caso di ipersensibilità accertata verso uno dei componenti.

Sembra interferire con farmaci per la pressione alta e stimolanti a base di agonisti alfa-adrenergici.

Si sconsiglia inoltre la realizzazione fai da te del decotto. Meglio acquistare un prodotto pronto di erboristeria. Non esagerare con le quantità assunte.

Pagina originale > www.tuttogreen.it

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