Gelsomini: tutto quello che dobbiamo sapere

I gelsomini, nel nostro immaginario, sono sinonimo di profumo e di atmosfere vacanziere. Sui balconi e nelle siepi, creano una nuvola di piccoli fiori leggera ed elegante, ma prima ancora che per la bellezza, la loro presenza si avverte nell’aria grazie all’inconfondibile fragranza, che riesce a destare anche i nasi più sopiti dall’aria inquinata di città. Se ne parliamo nella nostra rubrica di giardinaggio ecologico, tuttavia, è perché oltre ad essere interessanti dal punto di vista sensoriale, sono preziosi per portare il verde “in verticale” negli spazi angusti, sono fondamentali per sostenere la biodiversità urbana e sono altrettanto utili per creare ombra. Inoltre, scegliendo la specie più giusta per la nostra zona, avremo piante poco bisognose di acqua e di cure.

Molte le sorprese. Non tutti i gelsomini, per esempio, sono rampicanti, perché alcuni tra essi formano un cespuglio perfettamente ordinato. Diversi possono resistere anche al gelo del Nord Italia o in montagna e altri, addirittura, fioriscono in pieno inverno ricoprendosi di “roselline” gialle. Per scoprire insieme tutto quello che c’è da sapere su queste piante e sulla loro coltivazione abbiamo chiesto consiglio al vivaista e collezionista siciliano Filippo Figuera, che ne ha raccolte cinquanta specie e varietà ed ha creato l’unico parco al mondo dedicato al genere botanico Jasminum, il Giardino dei Gelsomini, visitabile a Giarre (CT).

Gelsomini veri e falsi: come riconoscerli

Spesso chiamiamo gelsomini dei rampicanti profumati che non hanno nulla a che vedere con i veri gelsomini. Occorre specificarlo subito perché la pianta più venduta con il nome di gelsomino negli ultimi anni è erroneamente il rincospermo (Trachelospermum jasminoides), ovvero il falso gelsomino, un rampicante sempreverde di origine asiatica che sboccia in maggio e giugno e poi rifiorisce leggermente in estate. Il rincospermo ha foglie ovali molto coriacee di colore verde scuro e fiori bianchi di circa due centimetri di diametro, con cinque petali che hanno l’andamento di una girandola. Ha un profumo stucchevole rispetto ai gelsomini della nostra tradizione, ma è diventato incredibilmente popolare per la sua resistenza a ogni clima, anche quelli più freddi. Inoltre, tollera le potature e si presta per creare muri vegetali impenetrabili alla vista. Appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, infatti è stretto parente dell’oleandro e come quest’ultimo è velenoso se ingerito. È un’ottima pianta per i giardini naturali e se lo coltiviamo in piena terra diventa indipendente nel giro di un anno, mentre in vaso ha bisogno di innaffiature regolari, come sempre accade per le piante in contenitore. Due belle novità in tema di falso gelsomino sono la varietà a fiore rosa, Trachelospermum ‘Pink Shower’, e quella a fiore giallo, ‘Star of Toscane’. Per distinguerli dai veri gelsomini basta staccarne una foglia: se dal picciolo fuoriesce del latice bianco, si tratta di un rincospermo. Altri “falsi”? Il gelsomino del Madagascar, Stephanotis floribunda, e il gelsomino notturno, Cestrum nocturnum. Al contrario, i veri gelsomini, ricchi di oli essenziali, appartengono alla famiglia delle Oleaceae e il loro nome latino è Jasminum o, più raramente, Chrysojasminum. Attenzione all’etichetta, dunque. Non vergogniamoci di chiedere al vivaista il nome botanico della pianta. Di seguito, le specie più interessanti.

Il gelsomino di Sicilia, quello della nostra tradizione

Il gelsomino di Spagna, o gelsomino di Sicilia, Jasminum grandiflorum, è quello della nostra tradizione e fu introdotto dall’Himalaya al Medio Oriente e poi da lì in Catalogna, grazie agli Arabi, e quindi in Italia. È la specie più diffusa nel nostro Sud e fino agli Anni 70 del secolo scorso è stata coltivata in Calabria e Sicilia per l’industria profumiera (la rivolta delle gelsominaie di Milazzo, avvenuta nell’agosto del 1946, fu una tra le prime battaglie sindacali di successo portate avanti dalle donne nel nostro Paese). Ha fiori singoli molto profumati che, come suggerisce il nome della specie, grandiflorum, sono più grandi rispetto a quelli di altri gelsomini, di circa 3 centimetri di diametro, con cinque petali arrotondati; sono commestibili e sbocciano in continuazione da giugno a febbraio. Le foglie sono composte da cinque o sette foglioline. “Sempreverde, questo rampicante può raggiungere i dieci metri di lunghezza e forma una chioma leggera. Per farlo crescere su una ringhiera o una pergola, basta fissare la piantina al tutore finché i suoi rami iniziano ad attorcigliarsi da soli al supporto. Purtroppo teme le temperature sottozero e va coltivato al riparo dal vento freddo, per esempio sotto un portico. Se la pianta è adulta e ben lignificata, tuttavia, può tollerare una breve gelata. Come gli altri gelsomini, ama il pieno sole e richiede un terreno ricco con una buona componente di argilla espansa”, raccomanda Figuera. “Per coltivare i gelsomini in vaso, dobbiamo scegliere contenitori capienti, di almeno 45-50 centimetri di diametro per una pianta; mettiamo dei cocci o uno strato di palline di argilla espansa sul fondo, per assicurare il drenaggio e poi riempiamo i vasi con della terra di campo alleggerita con dell’argilla espansa, cioè miscelandola bene a questo materiale in modo da “rompere” la struttura del terriccio”, dice l’esperto. Queste regole valgono anche per le altre specie e per il rincospermo.

Il gelsomino officinale è a prova di freddo

Spesso confuso con il gelsomino di Sicilia, il gelsomino officinale, Jasminum officinale, cresce di meno rispetto al primo ed ha fiori leggermente più piccoli, di circa due centimetri, singoli o riuniti in mazzetti, che sbocciano soltanto in primavera. In compenso, però, è molto adatto ai climi freddi e può tollerare i 15°C sottozero. Comune nei giardini inglesi, perde le foglie in inverno ed è perfetto per coprire recinzioni e grigliati di piccole dimensioni, fino a quattro metri di lunghezza, perciò può fare da sfondo ad altre piante senza prevaricarle, oppure può crescere insieme a rampicanti come le clematidi. La varietà ‘Clotted Cream’ ha i fiori color crema, mentre ‘Inverleith’ ha le foglie verde scuro e l’esterno dei boccioli rosso, molto ornamentale. “Come per le altre specie, le giovani piante vanno seguite finché diventano indipendenti. È consigliabile bagnarle nei primi due anni dopo il trapianto con annaffiature abbondanti ma diradate nel tempo, per esempio con dieci litri di acqua una volta la settimana, in modo da inumidire a fondo il terreno stimolando le radici a crescere in profondità. Viceversa, se irrighiamo poco e spesso, le radici restano in superficie e la pianta rimane dipendente dalle nostre cure. Per le piante in vaso non vale questa regola, ma dobbiamo innaffiare ogni volta che il terriccio è ben asciutto, perché i gelsomini temono i ristagni d’acqua e non devono rimanere con le radici costantemente all’umido; utilizziamo solo l’acqua necessaria, quanto basta per vedere fuoriuscire il liquido nel sottovaso. Durante la bella stagione, concimiamo una volta al mese con un prodotto organico, per esempio lo stallatico in pellet”, spiega l’esperto.

Gelsomino delle Azzorre: il più performante

Il gelsomino delle Azzorre, Jasminum azoricum, è in realtà originario dell’isola di Madeira ed è tra i più generosi e facili da coltivare. Come riconoscerlo? I fiori, a forma di stelline, con 4-6 petali, sono riuniti in mazzetti, hanno un profumo molto dolce e sbocciano ininterrottamente da aprile a ottobre. Il loro bianco candido spicca parecchio sulle foglie, composte da tre foglioline, di colore verde scuro e lucido. Sempreverde e vigoroso, riesce a raggiungere i dieci metri di lunghezza, per questo è ideale per coprire pergole e ringhiere. “Per fiorire bene, Jasminum azoricum richiede posizioni ben esposte con molte ore di sole al giorno. Al Nord possiamo coltivarlo a ridosso di un muro a Sud o sui balconi coperti. Le piante adulte e ben lignificate di questa specie tollerano anche le basse temperature, soprattutto quando crescono in piena terra, perché le radici non risentono del freddo. Una pianta coltivata da un collega vivaista in Veneto è sopravvissuta ad una notte in cui il termometro è sceso fino a -17°C. I vasi, invece, vanno protetti dal gelo avvolgendoli con del tessuto non tessuto. Per migliorare la resistenza al freddo dei gelsomini, sospendiamo le concimazioni in settembre, in modo che i rami smettano di crescere e diventino robusti; viceversa, i germogli teneri nati in autunno verrebbero danneggiati dal freddo”, spiega Filippo Figuera. Per una pergola o una recinzione di soli gelsomini, possiamo alternare la varietà siciliana e quella delle Azzorre; quando li piantiamo direttamente nelle aiuole, teniamo conto che crescono velocemente, perciò collochiamoli una distanza di circa tre metri l’uno dall’altro. “A fine inverno o inizio primavera, quando le temperature si fanno miti e il pericolo di nuove ondate di freddo è scongiurato, potremo potare Jasminum azoricum e le altre specie sempreverdi a fioritura estiva o autunnale, ridando una forma ordinata alla pianta. La potatura non è una operazione da effettuare necessariamente e ogni anno, specialmente quando la pianta è ancora giovane. Interveniamo se l’esemplare diventa eccessivamente folto o invecchia. In questo caso, diradiamo la chioma tagliando i rami più vecchi o indeboliti e accorciamo i getti disordinati”. I gelsomini non rilasciano polline nell’aria, perciò non sono considerati piante allergeniche.

Il gelsomino del Granduca sembra una gardenia

Il gelsomino d’Arabia, che in realtà viene dall’India, dove è usato per aromatizzare il tè, si chiama Jasminum sambac ed è tra le specie dall’aspetto più esotico. A differenza dei gelsomini citati finora, non è propriamente rampicante, ma è un cespuglio sarmentoso, cioè produce dei getti che possiamo legare a un recinto o a un palo, altrimenti ricadono a fontana. Le foglie sono tondeggianti, di colore verde scuro, mentre i fiori, molto carnosi e sensuali, grandi fino a 4 centimetri, sono riuniti in mazzetti. “L’ideale è usare questo cespuglio sempreverde molto denso per fare da sfondo ad altre piante nelle aiuole, oppure coltivarlo in un vaso come pianta protagonista. È un gelsomino freddoloso e non tollera temperature sottozero, perciò al Nord conviene coltivarlo in contenitore tenendolo potato, come si fa con gli agrumi, per poterlo mettere al riparo in un pianerottolo o in altro luogo luminoso e protetto dal gelo in inverno. In questi casi conviene scegliere le varietà più compatte come ‘Belle of India’, con i fiori doppi, oppure ‘Granduca di Toscana’, che sembra una piccola gardenia: una rarità che un tempo veniva sfoggiata all’occhiello dai ricchi signori catanesi”, racconta il vivaista siciliano.

Il gelsomino “marzolino”, un muro bianco

Il gelsomino marzolino, o Jasminum polyanthum, cinese, è quello più venduto nelle serre a inizio primavera come piantina fiorita di piccole dimensioni. Facile da riconoscere per via dei grappoli numerosissimi, con 40-50 fiorellini bianchi (i boccioli, invece, sono rosa), regala un’unica fioritura. “Sboccia da marzo a maggio, ma lascia di stucco perché la pianta si trasforma in un muro bianco e il suo profumo è intensissimo. La varietà Jasminum polyanthum ‘Rubrum’ stupisce anche per i boccioli rossi… Il marzolino si arrampica su reti e recinzioni fino a quattro metri di altezza, cresce bene anche in vaso e resiste nei climi non troppo rigidi, per esempio nelle condizioni protette delle città. Non essendo molto vigoroso, possiamo farlo crescere insieme ad altri rampicanti che sbocciano in periodi diversi, per esempio mandevilla e bignonia, in modo da creare un motivo di interesse a inizio stagione, magari su un grigliato a ridosso di un muro esposto a Sud, accanto a una porta o ad un cancello”, suggerisce Filippo Figuera. Per potarlo, aspettiamo che sia terminata la fioritura.

La novità: il gelsomino africano a cespuglio

Jasminum multipartitum proviene dall’Africa meridionale e quando lo compriamo si presenta come un cespuglio sempreverde tondeggiante, con belle foglie lucide che ricordano quelle degli agrumi. Attenzione però, perché si tratta di una specie trasformista e dopo un po’ può emettere un lungo ramo in grado di arrampicarsi. “A quel punto potremo decidere se lasciarlo oppure reciderlo e tenerci la pianta a cespuglio”, spiega il vivaista. “Se coltivato in piena terra può raggiungere notevoli dimensioni, ma in realtà si tratta di un gelsomino perfetto anche per essere coltivato in terrazzo, perché è molto adatto a vivere in contenitore. I suoi fiori, grandi fino a otto centimetri, sono a forma di stella, con 6-11 petali appuntiti, rosa esternamente e bianchi all’interno; sbocciano da maggio all’estate. Jasminum multipartitum può resistere a qualche grado sotto lo zero in inverno”.

Il gelsomino di San Giuseppe e gli altri a fiore giallo

Jasminum nudiflorum è conosciuto come gelsomino di San Giuseppe, ma fiorisce ben prima di questa festa, ricoprendosi di fiorellini gialli a cinque petali sui rami ancora nudi già nel mese di gennaio, quando crea una macchia di colore che in molti scambiano per la forsizia. Questa fioritura precoce è fondamentale per nutrire i primi impollinatori. “Jasminum nudiflorum è molto resistente al freddo, fino a -18°C ed ha un portamento ricadente, perciò è perfetto per creare cascate di verde dai terrazzi, ma lo possiamo anche far crescere come cespuglio tappezzante sulle scarpate”, suggerisce Figuera. Ha invece un portamento un po’ a fontana e i fiori gialli come piccole roselline il gelsomino primulino, o Jasminum mesnyii, che sboccia scalarmente da novembre ad aprile. Anch’esso è originario della Cina e può superare temperature molto rigide, fino a -20°C. “Entrambe queste due specie invernali non profumano. Riprodurle è molto facile, contrariamente agli altri gelsomini, e basta metterne un rametto in acqua a radicare a fine inverno”, spiega l’esperto. “Anche la potatura, se necessaria, si fa a fine inverno dopo la fioritura”.

Il gelsomino estivo giallo

Un gelsomino a cespuglio molto interessante per la fioritura gialla che prosegue da maggio a ottobre è Chrysojasminum humile ‘Revolutum’, che forma un arbusto sempreverde alto fino a tre metri molto adatto per le siepi naturali. Di origine himalayana, resiste bene anche al gelo, fino a -15°C, e alla neve. I suoi fiori color oro, a cinque petali, di 2,5 centimetri di diametro, sono riuniti in mazzetti di 10-15 sulla cima ai rami, sono leggermente profumati e piacciono ad api e falene. È un gelsomino abbastanza insolito e in vaso assume un aspetto a fontana. Per chi è a caccia di curiosità, non possiamo non citare anche due specie estive poco appariscenti, ma a fiore rosa, entrambe a prova di gelo: Jasminum beesianum e rosa, Jasminum x stephanense. La scelta, dunque, non manca e – citando Ippolito Pizzetti (1926-2007) il più grande scrittore e conoscitore delle piante ornamentali che l’Italia ricordi – è proprio il caso di dire che “Chi ha un giardino e non coltiva Jasminum non è meno da compatire di chi ha un giardino e non coltiva rose, a meno che ciò non sia dovuto a qualche bizzarria”.

Pagina originale > mattinopadova.gelocal.it

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