Come coltivare il cavolfiore: tecniche e consigli utili

Ecco tutti i consigli utili per coltivare il cavolfiore al meglio nel tuo orto: semina, terreno, tempi e raccolta. Tutte le tecniche esatte.

Il cavolfiore è un ortaggio che appartiene, come il cavolo, i broccoli e le rape, alla famiglia delle Crucifere o Brassicaceae. Si tratta di una pianta dall’interessante valore nutrizionale (25 Kcal per 100 grammi) che la rendono adatta anche ai regimi alimentari controllati e dalla preziosa composizione ricchissima di vitamine e di sali minerali indispensabili per l’organismo.

Il cavolfiore è uno dei protagonisti assoluti dell’orto invernale, quando le specie seminabili cominciano a scarseggiare a causa del freddo imminente. La pianta, ha un ciclo di coltura di due anni, produce una lunga radice alla sommità della quale si genera un palla bianca (l’infiorescenza dell’ortaggio) che è la parte che viene consumata (cotta) in via prevalente anche se, taluni, preferiscono le foglie che possono essere ripassate in padella oppure come ingrediente di gustose zuppe.

L’ortaggio è una coltivazione prettamente invernale (da ottobre ad aprile); la pianta non teme il clima freddo che le è necessario per alimentare l’infiorescenza mentre soffre la siccità e le temperature più elevate.
Per questo motivo è necessario scegliere con cura il momento della semina ed il terreno che accoglierà le piantine; per avere buoni risultati è bene optare su terreni umidi, a medio impasto e ricchi di sostanze nutritive da lavorare accuratamente e sostenere con humus o letame maturo.

Il primo passo da compiere per la avvivare la coltura è provvedere alla semina dei cavolfiori. Il momento migliore per farlo è da aprile a settembre, ma è opportuno documentarsi in relazione alla varietà prescelta.
E’ possibile procedere con la semina diretta (nell’orto) oppure indiretta (nell’apposito semenzario) da conservare in ambiente protetto per far crescere al meglio le piantine.
Dopo circa 40 giorni dalla semina, è arrivato il momento di trapiantare in campo. A seconda della latitudini è bene scegliere con cura il momento onde evitare che le piantine ancora fragili vengano investite da caldo eccessivo. Poiché il cavolfiore necessita di un certo spazio per crescere, è necessario lasciare almeno 50 centimetri tra una piantina e l’altra.

Durante il periodo di crescita dell’ortaggio è necessario prendersi cura delle piantine provvedendo ad irrigarle spesso e liberandole dalle erbe infestanti (molto utile ricorrere alla tecnica della pacciamatura).

Un particolare occhio di riguardo va usato per accertarsi che le piantine non vengano attaccate da insetti nocivi. Tra i nemici acerrimi di tutte le Crucifere, la cavolaia è quello più infido e va combattuto utilizzando appositi insetticidi biologici non nocivi per l’uomo.

Quando il corimbo (l’infiorescenza bianca) è disteso e compatto è arrivato il momento di raccogliere l’ortaggio. Il terreno utilizzato per la coltura del cavolfiore non può essere utilizzato nei tre anni successivi per accogliere altre Crucifere, ma può essere destinato a legumi o piante aromatiche.

Una volta raccolto l’ortaggio è possibile procedere alla consumazione dello stesso. In virtù delle sue proprietà nutrienti, antiossidanti e antitumorali, il cavolfiore è un alleato di benessere. Solitamente viene consumato cotto, ma può essere messo sott’olio e sotto spirito. La prelibatezza del gusto farà dimenticare il fastidioso odore che emana durante la cottura.

Pagina originale > www.atuttonotizie.it

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