Bolla del pesco: sintomi e cura

In primavera, alla ripresa vegetativa, la maggior parte dei nostri alberi di pesco sono colpiti da “bolla”. Questa malattia crittogamica, cioè provocata da funghi (Taphrina deformans), è facilmente riconoscibile guardando le giovani foglioline che si presentano con il tipico aspetto arricciato, deformato e di colore brunastro.

COME SI RICONOSCE LA MALATTIA

Ad un occhio più esperto, altri sintomi diventano rilevabili: escrescenze sui germogli che ispessimenti, malformazioni e raccorciamento degli internodi; fiori deformati; escrescenze più o meno evidenti sui frutti che presentano macchie verde chiaro o rossastre.

Benché questa malattia possa colpire anche altre drupacee, ad esempio il mandorlo, essa è particolarmente aggressiva nei confronti dei primi germogli del pesco, soprattutto con stagioni umide e piovose che lasciano le foglie bagnate per diverse ore nel corso della giornata.

Nonostante le infezioni si arrestino di norma con l’aumento delle temperature, infatti al di sopra dei 25° le spore della Taphrina non si schiudono, la tempestività degli interventi è fondamentale per garantire una buona produzione di frutti. In particolare ciò vale per le pesche nettarine (le cosiddette pesche noci), in quanto più sensibili agli attacchi di Taphrina a causa dell’assenza di peluria di queste varietà.

COME CURARE LA BOLLA

Tralasciando per ovvi motivi il ricorso a preparati chimici, un’efficace prevenzione della bolla può essere effettuata con trattamenti a base di poltiglia bordolese da somministrare:

  • in autunno (quando i 2/3 delle foglie sono cadute);
  • a fine inverno (febbraio – primi di marzo);
  • alla presenza dei cosiddetti “bottoni rosa”, ovvero all’inizio della fioritura.

In alternativa, per chi vuole essere ancora più rigoroso ed evitare anche i prodotti rameici come la poltiglia Bordolese, in commercio si trova il macerato di equiseto, il bicarbonato di potassio (K) oppure il polisolfuro di calcio (2%): prodotti altrettanto efficaci e ammessi in agricoltura biologica anche in fase di fioritura fino a fine aprile (quando invece sono vietati i prodotti contenenti rame).

Tutto ciò senza mai dimenticare che ristagni idrici nel terreno, potature sbagliate, la disinfezione degli attrezzi e l’asportazione tempestiva delle parti più colpite sono interventi altrettanto determinanti una buona riuscita della lotta a questa malattia ormai endemica nelle nostre zone.

 

 

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